Omaggio a Jim Morrison

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Anche quest'anno al Père Lachaise, il più antico cimitero di Parigi, presso gli Champs Elisèes, il 4 luglio, i fan di Jim Morrison si sono ritrovati davanti alla sua tomba, dove è sepolto da 36 anni, per celebrare un rito solenne e semplice al Mito. Ci siamo uniti idealmente a loro perchè, come diceva Bob Dylan, filosofando in virtuosismi poetici, "noi siamo sempre giovani" e questa frase ha accompagnato sempre quelli della nostra generazione.

Jim Morrison, leader dei Doors, il poeta del sesso e della morte, l'icona dal grande potere seduttivo, soleva dire: "Mio padre è morto. Mia madre è morta. Morti e seppeliti entrambi". In queste affermazioni, senza soffermarci sull'annedottica superflua sulla sua vita, ritroviamo il fascino della filosofia della "beat generation" di Keruac e Ginsberg, Ferlinghetti e Burroughs, che teorizzavano la rivolta contro il consumismo e contro la società reazionaria, contro l'alienazione e la povertà, e di converso l'esaltazione di nuove forme di vita con la ricerca del sogno e dell'inconscio, con la giovinezza vicina e la morte lontana. A Los Angeles conobbe il suo vero e tormentato amore, Pamela Courson, la sua "compagna cosmica", suicida come il Mito, morta per overdose nel 1974. Conobbe anche quelli che furono i Doors, cioè Ray Manzarek, organista, Robbie Krieger, chitarrista, John Densmore, batterista, arrivando al successo con il singolo "Light my fire". Cominciarono con il Pop, poi con l'Underground, per finire al New Rock o Rock Renaissance. Il nome Doors deriva da un libro di Aldous Huxley, "Le porte della percezione", preso da un verso di William Blake. Doors come porte fra due mondi, passaggio verso il non tempo e il non luogo, verso l'ignoto. Morrison affermava :"Ci sono il noto e l'ignoto, ed in mezzo ci sono le porte". Ciò fu raggiunto con l'artificiosità delle droghe, in particolare. Da qui la magica formula "sesso, droga e rock and roll". Ricordiamo gli LP "Strange Days", "Light my fire", "The soft parade", "Morrison Hotel", "Absolutely live", "L.A. Woman". Nella loro musica troviamo accenti lirici e ritmi primitivi, fantasia che dà luogo ad un misto di Progressive Rock, Blues ed Underground. Ray Manzarek con la sua tastiera inserì motivi vaudeville, boogie-woogie e jazz. Robbie Krieger lo aiutava con la sua famosa chitarra flamenco. Quando Morrison canta "Break on trough to the other side" e "Light my fire" vuole rompere con i falsi pensieri, contro l'uomo di plastica, vuole la ricomposizione del nostro ordine psichico, la distruzione dei riflessi condizionati e del nostro modo comune di pensare. Per Morrison, in grande anticipo sui tempi, dopo il caos gli elementi si ordinarono e l'uomo, che creò la civiltà, ruppe l'ordine naturale. Cantava questo fino a quando presentì che la fine era vicina. Così cantava "The end. This is the end, My only friend". Per Morrison la musica è qualcosa di animalesco, posta in antri oscuri dell'essere, di cui abbiamo perso la chiave in qualche supermercato. Ma non fa niente. Basta un LP, basta Jim Morrison, bastano i Doors e come topi ammaliati dal flauto magico i nostri sentimenti usciranno dalle fogne della coscienza e si manifesteranno in pieno. Morrison è anche poesia. Pubblicò molti testi in cui si rileva l'influsso del simbolismo francese (Rimbaud), l'amore per il teatro greco (Dioniso e le Baccanti) e per i "cattivi maestri" Nietzsche, Blake, Baudelaire. Non vogliamo ulteriormente addentrarci sulle problematiche esistenziali del Mito. Preferiamo averlo come Mito, insieme a Jimi Hendrix, a Janis Joplin, a tutti i grandi artisti che hanno scaldato i nostri cuori. La sua morte a Parigi, la morte di Mr.Mojo Risin, jimbo o il Re Lucertola, i soprannomi con cui si faceva fantasiosamente chiamare, avvenuta il 3 luglio 1971, non ci interessa se non come momento del suo passaggio definitivo all'Eterno, al regno dei Miti.

Nella foto Jim Morrison ritratto da Egidio Manganelli, stupendo quadro ammirato a San Marco in Lamis alla mostra di cultura rock nell'estate 2006.


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